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…pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo cominciare una chitarra…

Tag: Gianni

“If You See Her, Say Hello” – Bob Dylan, 1975

BloodTracksCoverIf you see her, say hello, she might be in Tangier
She left here last early spring, is livin’ there, I hear
Say for me that I’m all right though things get kind of slow
She might think that I’ve forgotten her, don’t tell her it isn’t so.

We had a falling-out, like lovers often will
And to think of how she left that night, it still brings me a chill
And though our separation, it pierced me to the heart
She still lives inside of me, we’ve never been apart.

If you get close to her, kiss her once for me
I always have respected her for busting out and gettin’ free
Oh, whatever makes her happy, I won’t stand in the way
Though the bitter taste still lingers on from the night I tried to make her stay.

I see a lot of people as I make the rounds
And I hear her name here and there as I go from town to town
And I’ve never gotten used to it, I’ve just learned to turn it off
Either I’m too sensitive or else I’m gettin’ soft.

Sundown, yellow moon, I replay the past
I know every scene by heart, they all went by so fast
If she’s passin’ back this way, I’m not that hard to find
Tell her she can look me up if she’s got the time.

“If You See Her, Say Hello” è stata pubblicata il 17 gennaio del 1975 in uno degli album imperdibili di Bob Dylan (imperdibili in assoluto?), “Blood on the Tracks”.

Mi piace quando gioca a suonare il blues, mi diverte quando scrive lunghe ballate colte e ironiche, mi coinvolge quando canta ‘contro’, ma qui c’è il Dylan migliore. Scritta poco tempo prima della separazione dalla moglie Sara, “If You See Her, Say Hello” parla della fine di un amore infinito, tema che ha riempito pagine di versi e migliaia di spartiti; lo sguardo del poeta di Minneapolis riesce ad andare talmente in profondità da rendere universale ogni emozione descritta, seppure in un contesto così personale. Ciascuno ci vede qualcosa di diverso (in cinque strofe e meno di cinque minuti…), quindi vi lascio il gusto di godervela. E io? Beh, io ci vedo la descrizione dell’incapacità propria di ogni essere umane di accettare la parola ‘fine’; Dylan si ribella, nega (“We’ve never been apart”) e finge indifferenza (“tell her she can look me up if she’s got the time”), le stesse reazioni che noi tutti abbiamo ogni volta che ci manca il coraggio di guardare in faccia la realtà. Profondo e sincero, due delle caratteristiche che lo hanno reso un modello tanto in America quanto in Italia (De Gregori reinterpretò “If You See Her, Say Hello” nel 1997 – “Non dirle che non è così” – e fece altre due versioni di brani originali di Dylan, De André rifece “Romance in Durango” e, sempre con De Gregori, “Desolation Row” e non esiste album di Guccini che non risenta dell’influenza del cantautore americano).

Dedicata a Gianni, al quale ho promesso almeno da due anni una raccolta di Dylan… inizio a mantenere la promessa suggerendoti di lasciare da parte le raccolte e buttarti su “The Freewheelin’ Bob Dylan” del 1963, “Highway 61 Revisited” del 1965, “Blonde on Blonde” del 1966 e, per l’appunto, “Blood on the Tracks”.

Eccola:


Ricordi

Il fatto è che oggi a Porto Alegre ci sono 4 gradi; ora, da italiano del nord non è che questa temperatura mi crei grossi problemi, non fosse che qui nessuno ha mai pensato all’utilità dei caloriferi e, quindi, ci tocca cercare di contrastare il freddo in casa con uno split e un paio di stufette.

Ogni volta che mi trovo in questa situazione (freddo dentro casa), il mio pensiero vola a un simpatico paesino brianzolo:

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CANZO

RICORDO che quell’anno Cla aveva detto: “organizzo io il Capodanno” e che, da quell’anno, l’ “Organizzazione Gandini” è diventata proverbiale.

NON RICORDO perché gli fosse venuto in mente di portarci lì in compagnia di quel gruppetto di scout; forse aveva qualche storia con qualcuna, ma naturalmente, conoscendolo, non l’abbiamo mai saputo.

RICORDO che quando siamo arrivati (30 dicembre), ho sentito il freddo che faceva e ho visto il gruppetto di scout con i quali avremmo dovuto passare il capodanno in pantaloncini; ho pensato che quel capodanno non me lo sarei dimenticato in fretta (avevo ragione).

RICORDO esattamente come avevano intenzione di passare la serata gli scout, ma assolutamente non mi sembra il caso di parlarne (se state pensato a qualcosa di proibito e trasgressivo siete lontanissimi dalla realtà).

RICORDO esattamente che abbiamo giocato a poker almeno cinque ore per non andare a letto.

NON RICORDO chi ha vinto… ma intanto quando giocavamo c’erano sempre due costanti: Gianni vinceva e io non pagavo i debiti.

RICORDO quella frase in mezzo alla notte accolta da una risata nervosa di tutti: “ma qualcuno sta riuscendo a dormire con questo cazzo di freddo?”.

RICORDO che quella notte abbiamo strafumato.

RICORDO la mattina dopo quando siamo scappati con un bel “baci, abbracci e vaff.” a quel simpatico gruppetto di ragazzi con i calzoncini.

RICORDO che ci siamo fermati due ore a fare colazione per scaldarci e ricordo la faccia di Gianlu di fronte a brioche e cappuccino (pero’, se devo essere sincero, potrei anche confondermi, dato che “quella faccia” Gianlu ce l’ha avuta, ce l’ha e ce l’avrà sempre quando gli portano qualcosa da mangiare).

RICORDO finalmente la notte di capodanno in un altro posto, caldo, una bella cena, vino… tutte le caratteristiche perché tutto andasse bene… tranne la variabile impazzita dell’ “organizzazione Gandini”.

RICORDO che prima di detonare la bomba che si era portato dietro convinto fosse un botto di capodanno, Cla aveva pronunciato la seconda frase ormai proverbiale: “sono troppo sicuro che non rovinerà nulla!”.

RICORDO il fungo atomico.

RICORDO il buco nel campo da tennis.

RICORDO la prima frase dell’Anna (la casa era sua) allo scoccare della mezzanotte: “quest’anno ho già imparato una cosa: mai fidarsi degli amici!”.

RICORDO lo sguardo del Dona (l’Anna era sua), quello di uno a cui sta troppo venendo da ridere ma che proprio non può farlo.

RICORDO la tensione e l’imbarazzo nell’aria in quel momento che sembrava non finisse mai, che sembrava aver rovinato tutta la serata e messo in discussione i nostri rapporti per sempre.

RICORDO che dieci minuti dopo stavamo ridendo e ricominciando a fare i cazzoni come se non fosse successo nulla.

RICORDO che il bello di quelle serate non era il dove, il come, il cosa, perché bastava esserci.

…e non c’è bisogno d’aggiungere altro…

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