“Money” (Pink Floyd), ovvero del 21 Giugno 2011

by Jakeblues

Oggi, 21 Giugno 2011.

La musica è davvero un mistero. Razionalmente, leggi armoniche reggono la successione degli accordi e anche la melodia, sebbene più libera da restrizioni, segue una logica definita. Anche se non lo sai perché non ne hai coscienza, quando stai ascoltando un brano in do, dopo un sol (magari con settima) il tuo orecchio si aspetta di ritornare al do. E’ come l’intonazione ascendente quando fai una domanda. E’ il sistema temperato di Bach, è la definizione dei confini. Da allora, secoli di do che seguono secoli di sol. Sol/Do che fanno canticchiare, Sol/Do che fanno commuovere, Sol/Do che fanno urlare, Sol/Do che fanno addormentare. La musica è davvero un mistero.

Non mi ricordo mai i tasti da schiacciare per fare la @ con il Mac. L’unico punto a favore del PC.

Oggi in macchina girava “La Voce del padrone” di Battiato e mi hanno chiesto di tradurre “Sentimiento Nuevo”; mi sono arreso al verso ‘lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco’ e abbiamo finito col parlare di surrealismo. Poi ho messo “Anthology” dei Beatles; il primo doppio non vale molto, il secondo ha momenti unplugged notevoli, il terzo, registrazione della fine dei sessanta, è un album di una band che non è più una band, come i dischi ufficiali dal White Album in poi. Lennon è l’ispirazione, McCartney la forma, Harrison il sentimento e Starkley sembra sempre passare di là per caso.

Oggi sono andato in Serra e la strada era coperta di nebbia, sembrava la Milano-Venezia tra Bergamo e Brescia. Ho pranzato con tre romagnoli, accompagnandoci da una sana discussione su controfiletto e picanha; quattro italiani nella nebbia brasiliana parlando di tagli di carne.

“Money” è un pezzo in cinque, cosa ben rara nella musica rock (oltre a Zappa, mi viene in mente solo “All You Need Is Love”). A proosito, “Dark Side of the Moon” è apoteosi di sol/do, mistero assoluto nelle mani di Waters e compagnia. ‘There’s no dark side of the moon really / matter of facts, it’s all dark”.