“La Follia della donna” (Parte 1)- Elio e le Storie Tese, 2003
C’è un cartello di ricchioni
che ha deciso che
l’anno scorso andava il rosso
e quest’anno il blè.
Pantaloni a coste
che costavano al mercato euro 23
oggi li trovi alla boutique
comprati dalle donne ricche.
L’han deciso i ricchioni e io devo accettarlo.
La follia della donna
quel bisogno di scarpe
che non vuole sentire ragioni
cosa sono i milioni
quando in cambio ti danno le scarpe.
Non hai mai pensato a un tatuaggetto
la tua amica sfoggia un tatuaggetto
corri, corri a farti un tatuaggetto
d’improvviso hai bisogno di un tatuaggetto, un tatuaggetto, un tatuaggetto.
D’un tratto non ti piace più,
che fai? Lo togli, non puoi.
Ne fai un altro più grosso.
La follia della donna,
il disagio mentale
di iniettarsi l’inchiostro con gli aghi
sciabattando poi vaghi
per le vie della moda in sabot.
“La follia della donna” è stata pubblicata nel 2003 nell’album “Cicciput”.
Non soltanto perché fanno ridere (che non è facile) e perché sono grandi musicisti (e neanche questo è facile); per me, sono avanti per una serie di motivi e per una serie di versi (i primi che mi vengono in mente, a caso e a memoria): – la censura al concerto del Primo Maggio; – la serata a Sanremo vestiti da Rockets; – sempre a Sanremo, “largo al Factotum” (figa…..ro) con dedica finale a Feiez; – ‘Panettone is on the table and everybody’s drinking Moscato’; – ‘il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista, non dico proprio il primo della lista, ma neanche l’ultimo degli stronzi’; – ‘la nostra vita è una sciarada, sulle prime sembra xxxxyx, e invece è zxxyxz’….e così via.
Fregandosene della ‘correttezza’ tanto politica quanto musicale, ecco, bonariamente, l’inno misogino (in senso ampio) dei milanesi, colmo di citazioni dei Pink Floyd (a partire dal titolo). Il diritto di potertene fregare te lo meriti sul campo; loro se lo meritano.
Eccola:
