Playlist

…pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo cominciare una chitarra…

Month: settembre, 2009

“If You See Her, Say Hello” – Bob Dylan, 1975

BloodTracksCoverIf you see her, say hello, she might be in Tangier
She left here last early spring, is livin’ there, I hear
Say for me that I’m all right though things get kind of slow
She might think that I’ve forgotten her, don’t tell her it isn’t so.

We had a falling-out, like lovers often will
And to think of how she left that night, it still brings me a chill
And though our separation, it pierced me to the heart
She still lives inside of me, we’ve never been apart.

If you get close to her, kiss her once for me
I always have respected her for busting out and gettin’ free
Oh, whatever makes her happy, I won’t stand in the way
Though the bitter taste still lingers on from the night I tried to make her stay.

I see a lot of people as I make the rounds
And I hear her name here and there as I go from town to town
And I’ve never gotten used to it, I’ve just learned to turn it off
Either I’m too sensitive or else I’m gettin’ soft.

Sundown, yellow moon, I replay the past
I know every scene by heart, they all went by so fast
If she’s passin’ back this way, I’m not that hard to find
Tell her she can look me up if she’s got the time.

“If You See Her, Say Hello” è stata pubblicata il 17 gennaio del 1975 in uno degli album imperdibili di Bob Dylan (imperdibili in assoluto?), “Blood on the Tracks”.

Mi piace quando gioca a suonare il blues, mi diverte quando scrive lunghe ballate colte e ironiche, mi coinvolge quando canta ‘contro’, ma qui c’è il Dylan migliore. Scritta poco tempo prima della separazione dalla moglie Sara, “If You See Her, Say Hello” parla della fine di un amore infinito, tema che ha riempito pagine di versi e migliaia di spartiti; lo sguardo del poeta di Minneapolis riesce ad andare talmente in profondità da rendere universale ogni emozione descritta, seppure in un contesto così personale. Ciascuno ci vede qualcosa di diverso (in cinque strofe e meno di cinque minuti…), quindi vi lascio il gusto di godervela. E io? Beh, io ci vedo la descrizione dell’incapacità propria di ogni essere umane di accettare la parola ‘fine’; Dylan si ribella, nega (“We’ve never been apart”) e finge indifferenza (“tell her she can look me up if she’s got the time”), le stesse reazioni che noi tutti abbiamo ogni volta che ci manca il coraggio di guardare in faccia la realtà. Profondo e sincero, due delle caratteristiche che lo hanno reso un modello tanto in America quanto in Italia (De Gregori reinterpretò “If You See Her, Say Hello” nel 1997 – “Non dirle che non è così” – e fece altre due versioni di brani originali di Dylan, De André rifece “Romance in Durango” e, sempre con De Gregori, “Desolation Row” e non esiste album di Guccini che non risenta dell’influenza del cantautore americano).

Dedicata a Gianni, al quale ho promesso almeno da due anni una raccolta di Dylan… inizio a mantenere la promessa suggerendoti di lasciare da parte le raccolte e buttarti su “The Freewheelin’ Bob Dylan” del 1963, “Highway 61 Revisited” del 1965, “Blonde on Blonde” del 1966 e, per l’appunto, “Blood on the Tracks”.

Eccola:


“Ad ogni costo” – Vasco, 2009

ad_ogni_costo_dd_piccola

Guarda che lo so
che gli occhi che hai
non son sinceri
sinceri mai
già da quando ti svegli
nanana
tanto è lo stesso
soffro anche spesso

Ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo
ad ogni costo

Guarda che lo so
che gli occhi che hai
non son sinceri
sinceri mai
neanche quando ti svegli
nanana
tanto è lo stesso
soffro anche spesso

Ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo
ad ogni costo

Guarda che lo so
mi tr ad irai
io ti conosco
e lo farai senza neanche rimorso
nanana
tanto è lo stesso
soffro anche spesso

Ma sono qui
amo dirtelo
voglio restare insieme a te
ad ogni costo
ad ogni costo .

“Ad ogni costo” è uscita in questi giorni per lanciare la nuova tournée di Vasco in giro per Italia e Europa.

Ma cosa volete che vi dica? Una cosa è la testa, un’altra il cuore.

La testa mi dice che ci vuole un bel coraggio per andare a prendere un pezzo noto e farne una rilettura (il testo non centra nulla con l’originale), ma farlo con “Creep” dei Radiohead è roba da incoscenti, quindi non mi ha sorpreso che Vasco abbia scelto proprio questa. Viene proprio voglia di parlare dell’originale, il primo singolo di successo scritto da Thom Yorke, troppo ‘convenzionale’ per gli inglesi che negli anni l’hanno sempre meno suonata durante i concerti, il canto disperato di un amore impossibile per un angelo “so fuckin’ special”. Checché ne dica l’autore, un pezzo tra i primi dieci degli anni novanta.

Il cuore mi dice che da quando avevo tredici anni e ho sentito per la prima volta “Colpa d’Alfredo”, la colonna sonora continua a variare, ma c’è sempre solo una costante, la musica del signor Rossi di Zocca. E ogni volta che esce qualcosa di nuovo, è come ricevere la telefonata da un amico che non senti da tanto tempo: anche quando non ha grosse novità da raccontarti, è sempre un gran piacere sentirlo.

Dedicata a Ephrem, il primo ad avermi passato una cassetta di Vasco.

Eccola:


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