Quando mi butto giu’ non faccio le flessioni
Non guardo neanche la tv
Perche’ mi rompo i coglioni
Nella testa i calli che dovrei grattuggiare
Vorrei essere GG Allin avrei qualcosa da fare
Io mi rompo i coglioni…io mi rompo i coglioni
Io mi rompo i coglioni….io mi rompo i coglioni
Quando passa il tram mi butterei sotto
Almeno qui qualcosa si fa di diverso dal solito
Semafori sadomaso non danno piu’ colori
Una polvere mi entra nel naso
Ma io mi rompo i coglioni
Io mi rompo i coglioni….io mi rompo i coglioni
Io mi rompo i coglioni…io mi rompo i coglioni
“Io mi rompo i coglioni” Bugo l’ha pubblicata nel suo quarto album, “dal lofai al cisei” nel 2002.
Per me è come quando una decina d’anni fa’ ci siamo inoltrati in uno sterrato in Sardegna con il camper e abbiamo trovato una spiaggia splendida che nessuno conosceva. Un po’ ti vien voglia di dirlo a tutti e un po’ ti vien voglia di tenertelo per te. A Milano la voce ormai si è sparsa da un po’… quindi mi fermo qui.
Scontato, ma, parafrasando il titolo, lui, semplicemente, c’è.
People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone
Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange when you’re strange when you’re strange
People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone
Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When you’re strange when you’re strange when you’re strange
When you’re strange
Faces come out of the rain
When you’re strange
No one remembers your name
When youre strange when you’re strange when you’re strange
“People are strange” è stata pubblicata nel Settembre del 1967 nel secondo album dei Doors, “Strange Days”.
Il 1967 è stato un anno incredibile: debuttano discograficamente i Pink Floyd, Jimi Hendrix, Lou Reed con i Velvet Underground, il Duca Bianco, Grateful Dead e Jefferson Airplane, i Beatles pubblicano “Sgt. Pepper’s”, Clapton con i Cream “Disraeli Gears”, si formano i Genesis, gli Stooges di Iggy Pop, i Creedence Clearwater Revival, Simon & Garfunkel firmano la colonna sonora di The Graduate. Sembro Lucarelli e quindi mi fermo, ma, per intenderci, dal 1967 sono passati più di quarantanni e ancora, se accendi la radio a caso, ne puoi trovare traccia.
In California, il 1967 è l’anno della “Summer of Love”, la rivoluzione hippie contro il Vietnam, l’amore e non la guerra e, ancora di più, gli acidi e non le armi. Dalla California arrivano i primi due sorprendenti album di Jim Morrison e soci e “People are Strange” è la fotografia del debutto. Prima del successo, del mito e del Père-Lachaise, molto prima di Oliver Stone e delle magliette, c’erano gli anni del Whisky a Go Go, nei quali contavano soltanto la poesia e la musica dei Doors. La poesia dell’universitario che studia teatro e cinema, cita William Blake e ti fa incartare la lingua con le allitterazioni (“Women seem Wicket, When you’re unWanted”); la musica con il tipico incedere dei pezzi migliori, quel blues che è l’incontro tra le più eclettiche e disparate influenze musicali (dal flamenco di Krieger alla classica di Manzarek).
“People are strange” è uno dei primi pezzi che ho scelto (direi intorno ai tredici anni), comprato quando il doppio dei Doors (in cassetta, niente di così sofisticato come il vinile) ce lo siamo divisi io e il Dona per un qualche compleanno, ascoltato quando i capelli li tenevo come il californiano e mi firmavo Jim. Essenziale e nostalgica.