“Zeta reticoli” – Meganoidi, 2003
by Jakeblues
Preso con l’ultimo invito di un progetto
Che si presenta nel nome della verità
You know falling in illusion
Catturati nel sonno della nostra età
Un messaggio ripete che il mio posto è qui
Mostra tutti i vantaggi e le comodità
Rag-doll dimmi se ci sei anche tu
In un lago di sangue detto libertà
Brucia ancora che prima o poi ritornerò
Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto
Non temere zeta reticoli on my mind
Aspetterò il momento per un migliore slancio
Neri quei giorni che passano senza di te
Quasi convinto che in fondo sia meglio così
Allentare la presa per merito di
Chi mi consola ed esorta alla rinuncia
Ma la pelle rigetta quel sorriso che
Trapiantato da bocche riverenti
No, lo sai non funziona su di me
Ostinato a ripetere tra i denti
Brucia ancora che prima o poi ritornerò
Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto
Non temere zeta reticoli on my mind
Aspetterò il momento per un migliore slancio
“Zeta Reticoli” è del 2003, l’album è “Outside the Loop, Stupendo Sensation”.
Così come numerosi altri gruppi italiani (Persiana Jones, Casinò Royale, Vallanzaska e prima ancora Statuto e Pitura Freska), i genovesi hanno iniziato con un genere giamaicano, lo ska (che poi significa tutto in levare, genere che riesce molto bene a chi lo fa volontariamente, ma discretamente bene anche a chi fa casino con la ritmica…), con singoli nei quali spiccavano i versi “supereroi contro la municipale, supereroi contro le forze del male” (in linea con il nome della band). Come d’incanto, nell’aprile del 2003 hanno poi pubblicato questo singolo che sulla compianta Rock FM (R.I.P., per favore, un minuto di silenzio) girava un sacco.
Scrive Wikipedia che Zeta Reticoli, “secondo alcune teorie ufologiche, è il pianeta da cui sarebbe partita la nave spaziale schiantatasi a Roswell”. Ma, a parte le spiegazioni (?) scientifiche, io nel testo ci vedo quella sana ribellione alla radice del rock, quella di Pete Townshend in “My Generation” per intenderci, quella generazionale (“catturati nel sonno della nostra età”) di chi si ostina a ripetere tra i denti che “l’ultimo invito di un progetto che si presenta nel nome della verità” non gli garba mica.
‘Strofa sussurrata su una linea di basso e tutto volume sul chorus’ è il marchio di fabbrica di tanti (Nirvana in primis), ma quando funziona, funziona proprio bene, soprattutto se cogli tutti di sorpresa infilandoci una melodia cantabile affidata a un flicorno (!). Musicalmente, lo trovo un pezzo proprio valido, ti resta in testa ma non ti stanca.
…e per iniziare il chorus con il verso “non temere zeta reticoli on my mind” bisogna avere un bel mix di incoscienza e coraggio…
Buon ascolto: